Inserito il 13 marzo 2019 da Carmine Calabrese in ATTUALITA'
 
 

L’Antitrust mette in discussione il monopolio di fatto di Sky nel campo della pay-tv


di Carmine Calabrese

Con il cambio al vertice dell’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, passata dalle mani di Giovanni Pitruzzella a quelle di Roberto Rustichelli, magistrato romagnolo chiamato a ricoprire questo importante incarico nel dicembre scorso dai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, sembra finita la pacchia per Sky, che nel campo della pay-tv, con il beneplacito della politica e delle istituzioni, ha di fatto monopolizzato negli ultimi anni il mercato della televisione a pagamento cannibalizzando i suoi concorrenti, grandi e piccoli che siano. Che la musica sia cambiata nei confronti dell’emittente di Murdoch lo dimostrano due provvedimenti adottati contro di essa dall’AGCM. Il 17 febbraio 2019 quest’ultima ha comminato a Sky una multa di 7 milioni di euro per aver fatto pubblicità ingannevole verso i suoi clienti. L’emittente, secondo l’Antitrust, non ha fornito informazioni chiare ed immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19 lasciando intendere a nuovi e vecchi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti allo stesso prezzo, nonostante il contenuto diverso e ridotto dell’offerta rispetto a quella originariamente scelta oppure il recesso a titolo oneroso. Il 7 marzo 2019, inoltre, il Garante per la concorrenza ha aperto un’istruttoria sulla cessione da parte di Mediaset a Sky della piattaforma tecnologica R2, utilizzata da Mediaset Premium per le trasmissioni pay-tv. In particolare – ha spiegato l’Antitrust – verrà valutato se l’operazione possa determinare un ulteriore rafforzamento della posizione dominante di Sky nel mercato dei servizi al dettaglio della pay- tv e nel mercato dei servizi di accesso all’ingrosso alla piattaforma tecnica della televisione a pagamento tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza in tali mercati e in quelli ad esso collegati. L’integrazione della piattaforma R2 in Sky – ha sottolineato ancora l’ Antitrust – appare pertanto idonea a creare effetti preclusivi nei confronti di altri operatori televisivi a pagamento, nonché nei confronti di altri editori di canali televisivi che volessero avviare un’offerta commerciale pay. In particolare, con quest’operazione, l’emittente australiana potrebbe negare la piattaforma del digitale terrestre in Italia ad operatori terzi. Comportamento, questo supposto dal Garante, che la società di Murdoch ha già adottato sulla piattaforma satellitare con la sua unica concorrente italiana nel campo della tv a pagamento per adulti, la Digital World Television, alla quale, dopo aver chiesto un esborso per l’accesso alla  piattaforma tecnologica SKY, non ha voluto rinnovare, con il solo scopo di eliminarla dal mercato, il contratto in essere tra le parti.